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di Franco
Servello
"DAL PAMPHLET DI FRANCO SERVELLO “CARA DESTRA”" |
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In questi giorni è stata diffusa la mozione congressuale di Alleanza Nazionale che ha suscitato vari commenti sulla stampa, specie per il fatto che il documento prescinde dall’esperienza politica del Movimento Sociale Italiano in oltre 40 anni vissuti dalla Destra italiana nel dopoguerra.
Questa scelta ha suscitato reazioni anche di carattere interno in quanto ha comportato l’esclusione di ogni riferimento a Giorgio Almirante e all’opera di una intera generazione di italiani.
L’argomento, invece, viene trattato da Franco Servello, presidente dell’Assemblea Nazionale, in una pubblicazione intitolata “Cara Destra”, nella quale l’Autore sottolinea “il dovere di ricordare, tra tanti italiani, Giorgio Almirante”.
Scrive Servello: “Negli anni bui della divisione non erano in molti a rivolgersi agli italiani in quanto tali. E tra questi pochi c’era sicuramente il grande Giorgio. Egli non si limitò a vagheggiare l’unità spirituale della nostra gente. Quel sogno lo rappresentò concretamente nella sua azione politica. Quel sogno fu l’ispirazione costante e profonda delle sue numerose iniziative. Quel sogno egli l’aveva ben chiaro in mente già nei primissimi tempi del MSI, quando incontrava nell’unica, povera sede del neonato partito, i primi italiani che avevano risposto all’Appello del 26 dicembre 1946. Li chiamava “la mia gente” e per lui non avevano marchi ideologici. Erano italiani. Italiani alla ricerca dell’Italia perduta. In quella gente c’era il nucleo primigenio di una Patria riconquistata”.
Servello riporta poi che cosa scriveva quel grande italiano: “Io non so chi fossero i sessanta o settanta partecipanti alla prima riunione indetta dal neonato MSI e dal sottoscritto quale segretario del partito, in corso Vittorio n. 24. (…) Ma si trattava, senza alcun dubbio, della mia gente: non perché condividesse un pensiero politico che largamente era ancora inespresso, ma perché sentiva la necessità spirituale di un incontro diverso da quello che già in quei primissimi anni la rinata democrazia aveva saputo offrire”.
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di Franco
Servello
"ALMIRANTE" |
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| Il
volume traccia un profilo storico-politico di Giorgio Almirante nel ventennale
della scomparsa (22 maggio 1988). Si inizia con l'analisi del pensiero
e dell'azione del grande uomo politico attraverso il criterio dell'attualità,
confrontando la sua critica al sistema partitocratico con l'odierna ondata
di antipolitica. Viene poi descritto il fondamentale contributo dato da
Almirante alla difesa della legalità e della democrazia in Italia,
a partire dalla sua idea della pacificazione e del superamento degli odii
della guerra civile, per proseguire con il racconto della sua coerente
battaglia per il presidenzialismo. Viene poi descritta l'azione del leader
della Destra nazionale nei tragici anni di piombo, e si prosegue con la
rievocazione delle sue doti mediatiche e della sua straordinaria capacità
di dominare lo strumento televisivo. Infine, l'Autore si sofferma sull'eredità
di Almirante per la Destra italiana, con ampi riferimenti all'intensità
dell'odierno dibattito politico. Il volume è arricchito da un saggio
di Gennaro Malgieri sulla figura di Pino Romualdi, che scomparve il giorno
prima della morte di Almirante, in una dolorosa concomitanza che impressionò
profondamente il popolo missino. Romualdi è stato uno degli esponenti
più influenti e autorevoli del Msi. Il saggio ne ripercorre la
vicenda politica sottolineando anche il valore della sua azione in campo
culturale.
FRANCO SERVELLO ha ricoperto importanti incarichi nel Msi e successivamente
in An, di cui è attualmente alla presidenza dell'assemblea nazionale.
Come giornalista, ha iniziato la sua attività nell'immediato
dopo- guerra dirigendo il “Meridiano d'Italia”. Nel 1958
è stato eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati e
nel '69, con la segreteria Almirante, è diventato segretario
amministrativo e quindi vicesegretario nazionale del Msi-Dn. È
stato membro della Camera e poi del Senato per undici legislature. Tra
i suoi libri, “Ventitreesima Ora”, “II complotto”,
“40 e li dimostra”, “Caro Fini”, “Italia
addio?”, “Revisionismo, la caduta dei tabù”,
“60 anni in Fiamma”.
GENNARO MALGIERI (1953), giornalista e scrittore, è stato deputato
al Parlamento, membro del Consiglio dell'Europa e dell'Ueo, direttore
del “Secolo d'Italia” dal 1994 al 2004, direttore del I'"Indipendente”
dal 2005 al 2006. Ha fondato e dirige la rivista di cultura politica
“Percorsi”. È consigliere d'amministrazione della
Rai. Tra i suoi ultimi libri, “Lo Stato necessario”, “Alfredo
Rocco e le idee del suo tempo”, “Una certa idea della Destra”,
“Conversazioni sulla Destra”, “Conservatori”. |
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di Franco
Servello
"REVISIONISMO - MEMORIA RITROVATA PATRIA
RISCOPERTA" |
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L'esigenza di una rilettura serena delle pagine negate della
storia ha assunto una dimensione di massa e l'Italia è
oggi un paese assai più maturo e civile di quanto non
fosse fino a pochi decenni fa. E' questo il messaggio che
Franco Servello, senatore di An e questore di Palazzo Madama,
lancia con il volume "Revisionsimo - Memoria ritrovata
Patria riscoperta" (Koiné Nuove Edizioni, pp.
123 euro 12), che arriva in libreria in occasione del sessantennale
del 25 aprile. Il libro, che ripercorre la "lunga marcia
del revisionismo" dagli anni Settanta in poi, approda
all'Italia odierna che "colma i vuoti di memoria".
Il nostro paese, dice l'autore, è pronto per "trasformare
in valore diffuso la storia condivisa". La nuova "domanda
di verità storica è un fenomeno imponente e
inarrestabile, ed è tale perché collegato, nel
profondo, alle correnti sotterranee del risveglio del sentimento
nazionale"
.
I segni più evidenti di questo processo sono molteplici:
dalla istituzione del Giorno del Ricordo in onore delle vittime
delle foibe e dell'Esodo degli istriani giuliani e dalmati
all'audience da record per la fiction televisiva sull'eccidio
degli italiani sessant'anni fa, dalle ammissioni dei vertici
politici della sinistra sulle stragi commesse dai partigiani
comunisti nei giorni seguiti al 25 aprile al grande successo
di pubblico per il "Sangue dei vinti" di Giampaolo
Pansa. Questo bisogno di storia e di patria si è espresso
anche con l'imponente e spontaneo omaggio che gli italiani
hanno tributato ai caduti di Nassiriya e alla memoria di Nicolò
Calipari. "In quei giorni il Vittoriano è ridiventato
l'Altare della Patria". Tra le cause che hanno accelerato
questo movimento storico, Servello indica anche la visita
di Gianfranco Fini a Gerusalemme. "Alla lunga s'è
rivelato un vero e proprio terremoto. Dopo quella missione
nulla sarà più come prima, nella politica italiana".
L'autore osserva che il leader di An ha dimostrato che "non
bisogna avere paura della storia né bisogna temere
di sottolineare la responsabilità di chi ha commesso
atrocità o di chi, di quelle stesse atrocità,
si è reso in qualche modo complice. Se questo discorso
vale per la sinistra, vale allo stesso modo per la destra".
Il libro di Servello comincia con lo "scandalo"
prodotto nell'establishment intellettuale italiano dal lavoro
di Renzo De Felice. "E' stata una battaglia durissima,
che ha mostrato, purtroppo, anche il volto peggiore dell'intellighenzia
italiana. Contro De Felice si sono scagliati in molti, dai
ben muniti fortilizi del grande potere editoriale e accademico.
Ma la schiera degli storici liberi, invece di ridursi, s'è
fatta via via sempre più nutrita".
L'autore avverte anche che rimangono ancora forti resistenze
in quegli ambienti politici e culturali che non vogliono rinunciare
alle rendite di potere garantite dalle passate egemonie ideologiche.
Nel libro sono analizzate e criticate anche le tesi dei "nostalgici
della vulgata ideologica": da Giorgio Bocca a Eugenio
Scalfari, da Sergio Luzzatto agli altri "antifascisti
in servizio permanente effettivo".
Un libro insomma approfondito e nello stesso tempo vivace.
Un libro che viene da un protagonista della storia politica
italiana. Ricordiamo che Franco Servello è stato vicesegretario
del Msi-Dn ai tempi di Almirante e, il rapporto anomalo tra
storia e politica in Italia, l'ha sperimentato a sue spese. |
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di Franco
Servello
"TRIESTE, L'ITALIA" |
"ALMIRANTE, IERI E OGGI" |
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di Franco Servello
"DA GIACOMO MATTEOTTI A GIOVANNI GENTILE:
RICONCILIAZIONE?"
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L'idea
di proporre insieme le figure di Gentile e di Matteotti nasce
da una rinnovata attenzione agli eventi piu tragici della
nostra storia.
L'obiettivo è quello di fare in modo che una più
matura e serena riflessione sul passato renda evidente quello
che in tutti questi ultimi decenni è stato oscurato
dall'imperversare della faziosità ideologica: e cioè
che tutti gli italiani sono uniti da uno stesso destino storico.
Nessuna voglia di unanimismo nè tantomeno di conformismo.
C'è solo il desiderio di raccontare Gentile e Matteotti
come personaggi, pur distinti e distanti, di uno stesso grande
dramma, di una stessa immane vicenda, quella dell'Italia e
delle passioni furiose che la caratterizzarono nella prima
metà del secolo scorso.
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di Franco Servello
"REVISIONISMO", LA CADUTA DEI TABU'.
da Destra una risposta a Ciampi
Perchè in Italia si continua tanto a parlare di fascismo
e poco di comunismo?
Perchè i caduti della RSI non sono onorati come i martiri
partigiani?
Perchè i libri di storia tacciono ancora sulle Foibe?
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Il
Revisionismo deve entrare nella cultura ufficiale della Repubblica:
non va più considerato un termine proibito. Il volume
punta a restituire alla Destra l'iniziativa del dibattito
politico e culturale sulla memoria storica italiana dopo l'impulso
fornito dal Presidente Ciampi.
"Questo mio pamphlet - dice SERVELLO - vuole essere un rispettoso
invito al Capo dello Stato affinché promuova un grande dibattito
sulla memoria storica della guerra civile con quelle garanzie
di imparzialità e di equilibrio di cui ci ha dato prova
nello svolgimento del Suo mandato".
"REVISIONISMO, la caduta dei tabù" lancia
anche una sfida alla Sinistra. L'Autore, che é oggi
il Capo dei Questori al Senato dopo aver ricoperto a suo tempo
la carica di Vice Segretario del Msi-Dn durante gli anni di
Almirante, accusa i vertici dei DS di tornare alla pratica
dell' "abuso politico della storia" facendo marcia indietro
rispetto al periodo in cui, soprattutto con Violante, si autocandidavano
a promotori della discussione sulla "memoria condivisa".
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